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Filtro, il Londo, lo Svizzero. E poi l’Innominabile, il Gigante. Personaggi che popolano il mondo del gioco d’azzardo, un mondo parallelo nel quale Tommaso affonda, per poi riemergere nella dimensione reale e rendersi conto che ogni volta ha perso qualcosa di sé, non solo soldi. Potevo uscire, guardare la TV, mangiare, fare l’amore, ma in fondo non aspettavo altro che il momento in cui sarei potuto tornare a sedermi al tavolo verde. E ricevere le carte. Era quello il compimento della mia vita, il definitivo appagamento fisico e spirituale. Il mondo parallelo più prossimo all’estasi, all’euforia, al nirvana. Alla vita che perdeva ogni senso. Che poteva diventare morte. Vivevo nella disperazione, che mi prendeva ogni volta che ero fuori dai locali. Praticamente, ogni volta che tornavo in me. Un senso di rimorso che si andava gonfiando di giorno in giorno, al pari delle cifre che sprecavo.

Piero Ianniello

Piero Ianniello è nato a Cassino nel 1971 e vive a Prato dal 1996. Insegna lingua e cultura italiana in una scuola per stranieri, ed è impegnato in varie iniziative su temi sociali. Scrive da sempre. In seguito a un’indagine sul gioco d’azzardo effettuata nel territorio di Prato, è nato L’uomo d’azzardo, che segue La via della Cina, sulla comunità cinese residente a Prato, romanzo d’esordio che senza grossi mezzi promozionali ha ottenuto un inaspettato successo.

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